Piccola peste

I figli crescono, si sa, e non c’è niente che possiamo fare per evitarlo. A volte vorremmo fermare il tempo, a volte invece vorremmo premere il tasto “avanti veloce”.
Io per il momento ho deciso di godermi ogni attimo, anche il più insignificante, della crescita di Lorenzo e Matteo. E queste mie righe sono proprio per lui, il più piccolino.

Matteo si sta avvicinando al traguardo del primo anno di età, e sembra che sentendo il peso di questa responsabilità, stia accelerando improvvisamente, in tutte le cose che fa.

In un paio di settimane la sua crescita ha preso una improvvisa impennata: dal gattonare timidamente (con una gamba sola, trascinando l’altra) è passato al fare le scale; con scatto fulmineo, non appena giriamo lo sguardo in un attimo di distrazione, ce lo troviamo a 3 metri d’altezza, che attraverso il parapetto guarda i nostri occhi terrorizzati con i suoi, curiosi e soddisfatti, mentre sfoggia il suo ampio sorriso a 2 incisivi.

Ha cominciato a comunicare, come un vero uomo farebbe: i nostri discorsi consistono in lunghi botta e risposta di urla troglodite, in cui ognuno cerca di affermare la propria identità di maschio alfa nel branco. E come se non bastasse, il mio piccolo gorilla accompagna il suo urlo con uno squat in pannolino, come in una danza haka in miniatura. Silvia fa capolino dalla cucina esclamando: “Ah gli uomini!”. Non ha tutti i torti. Quando poi lo fa brandendo e battendo la bottiglia di plastica dell’acqua…

E’ un caterpillar.
Qualsiasi cosa gli capiti a tiro, la tira. Con una violenta inaudita. E poi ci gioca? No, la scaglia lontano come un lanciatore del peso. Carta, tovaglioli, riviste e giornali sono per lui aristotelici coriandoli “in potenza”. Le scatole di giochi e costruzioni, le afferra e le rovescia, e poi chiaramente ne sparpaglia il contenuto per tutta la casa. E almeno 10 volte al giorno mamma e papà sono costretti a fare le mondine per raccattare tutto e dare un aspetto più umano alla casa (con poco successo). Sto seriamente prendendo in considerazione di provare col rastrello.

Gli piace il bidet. Ne è proprio appassionato. Per lui togliere il tappo o succhiare il dispenser del sapone liquido è una missione di vita. Basta distrarsi un attimo e lo si trova con i suoi trofei, in mano e in bocca. Fortunatamente non ancora invertiti.
Il problema più grande però è quando il bidet lo stai usando, ma a lui a quanto pare non importa granché. Anzi, lo scrosciare dell’acqua è per lui un richiamo, un dirgli: “Hey, sono qui!”

Si sta appassionando alla lettura.
Spero intelligentemente, ai figli abbiamo sempre comprato pochi giochi, e puntato molto di più su scelte educative, come libretti e storie illustrate. E Matteo (come anche suo fratello prima di lui) sembra apprezzare.
Non di rado lo trovo sul suo tappeto, nel suo angolino, arrampicato sopra una distesa di libricini che ha preventivamente “prelevato” dalla libreria, a sfogliare interessato le pagine illustrate, pagina dopo pagina, libro dopo libro. Ogni tanto si volta a darmi un’occhiata, ma poi ritorna nel suo mondo di chissà quali storie e fantasie, e continua la sua lettura, di libri girati al contrario e di scritte incomprensibili.

Mi perdo ad osservarlo, contemplando il mio piccolo cucciolo che sta crescendo, e per quanto sia un piccolo diavoletto con i riccioli biondi, penso che sia semplicemente adorabile.

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