(non) Sono un padre orribile

Venerdì, ore 18.05: finalmente la settimana lavorativa è terminata.

Ora mi separano da casa e dal week end solo i soliti quarantacinque minuti di macchina.
Quarantacinque minuti dal poter abbracciare moglie e figli, togliermi queste maledette scarpe che oggi sono bollenti, prendere finalmente qualcosa per questo mal di testa che comincia già a martellare…
Penso al week end, a domani che falcerò il prato, sistemerò la grondaia, tirerò fuori l’ombrellone; a domenica che forse dopo tanto tempo riuscirò a scattare qualche nuova foto decente. Penso a un fine settimana con la mia famiglia, che pur prospettandosi già bello pieno, mi farà ricaricare le batterie dopo un’altra settimana frenetica.

Ecco, sono arrivato davanti al cancello, che meraviglia! Silvia con i bambini non è ancora a casa, si tratterà di minuti… prendo le chiavi, apro la portiera… “Ma che strano, oggi è venerdì, non dovrebbe lavorare fino a quest’ora. Chissà cosa starà facend…

Poi l’agghiacciante scoperta:  mercoledì scorso mi ha chiesto di andare a prendere i bambini dai nonni tornando dal lavoro, perché avrebbe avuto da fare fino a tardi con dei pazienti!

Mi sono dimenticato dei bambini!

Chiudo la portiera, giro l’auto, e comincio la mia folle corsa di trentacinque minuti di autostrada tornando indietro verso la casa dei suoceri, che ci fanno il favore di tenere Matteo e Lorenzo quando ne abbiamo bisogno.
Sono un papà orribile: “ho dimenticato i miei figli” penso.
Avviso i nonni della mia dimenticanza, avvertendo che sono in ritardo. “Non ci credo, è successo davvero!” continuo a pensare. Trentacinque minuti di viaggio a 130 (e oltre) all’ora a vergognarmi della mia mancanza, con il mal di testa che si fa sentire sempre più, ormai quasi insopportabile. Tra le altre cose al casello non trovo più il portafogli: accendo le quattro frecce e mi metto a frugare l’auto finché riesco a trovarlo incastrato tra il sedile e la portiera del passeggero. Una serata davvero rilassante.

Prelevo i bambini, carico l’auto di tutte le loro solite cose, e mi avvio nuovamente verso casa, con un viaggio di altri trentacinque minuti di autostrada.
Ore 20:00: sono finalmente a casa, con la mia famiglia e miei sensi di colpa, dopo due ore di viaggio ininterrotto.
Due ore di viaggio (e più) ininterrotto che compio per la terza volta questa settimana sulla via del ritorno verso casa, cercando di conciliare svariate commissioni, sempre a 1000, sempre impegnatissimo, sempre di corsa, senza un attimo di respiro. Non un attimo di relax, non un momento per me, non un secondo di riposo. Ritmi troppo frenetici, da non starci più con la testa: questo è fare il genitore al giorno d’oggi.

Sì, mi sono dimenticato dei bambini, ma no, non mi sento un padre orribile.

4 pensieri su “(non) Sono un padre orribile

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